Trail

AVP 501 ENDURANCE TRAIL – ALTA VIA DEI PARCHI – 01/09.09.18

By Settembre 24, 2018 Aprile 9th, 2019 39 Comments

L’alta via dei parchi è un progetto molto ambizioso, un percorso di montagna che collega diversi parchi e attraversa ben 3 regioni (Emilia Romagna, Marche, Toscana) ripercorrendo le antiche vie dei pellegrini.

Ed è proprio su questa alta via che nasce una gara di endurance trail, la più lunga in Italia, la AVP 501, 500 km con 30.000 m di dislivello positivo da coprire in un tempo limite di 200 ore, poco più di otto giorni (www.avp501.com)

Gara… più che altro una “prova di sopravvivenza”, dove non conta solo la preparazione fisica.

Al via gli atleti devono presentarsi con una massiccia dose di incoscienza, capacità di adattamento e sopportazione del dolore, concentrazione, testa, cuore, le gambe da sole non bastano e una vocina che ti accompagna e ti ripete minuto dopo minuto “avanti, avanti, avanti…”

Bicchiere mezzo vuoto.

Anche per gli organizzatori la sfida era ardua, tant’è che i problemi riscontrati già dalle prime battute, carenza di segnalazione percorso in primis, li hanno costretti ad una decisione inevitabile, lo stop dopo tre giorni dal via. Un evento così importante su di un percorso che si sviluppa in linea, da affrontare in più giorni non si può gestire con superficialità, è necessario curare ogni minimo particolare. Tanta l’amarezza da parte degli atleti, ma ora mi concentrerei sul…

Bicchiere mezzo pieno.

Siamo riusciti a raggiungere 4 delle 8 Basi Vita previste coprendo circa metà del percorso previsto, 250 km o poco più. Non è una gara a tappe, le Basi Vita, poste ogni 65 km circa, rappresentano delle tappe intermedie dove ogni atleta ritrova la propria borsa per un eventuale cambio, dove c’è la possibilità di sostare un po’ di più che un semplice ristoro, fare una doccia, schiacciare un pisolino o solo per consumare un pasto caldo. L’importante è uscire dalle basi vita nel tempo limite previsto, i famigerati “cancelli”.

Si parte da Pennabilli (RM) alle ore 9:00 del 1° settembre, scudieri della Biotekna Alberto ed Io. Sole, temperatura gradevole, un continuo saliscendi, non ci sono salite lunghe, non troppo il gap tra il punto più basso e quello più alto, ma per raggiungere la successiva tappa ci aspettano quasi 4000 m di dislivello. Nel pomeriggio arriva la pioggia, ma ciò che preoccupa gli atleti e rende complicata la prima giornata è la carenza di segnalazione del percorso.

Arrivati a La Verna, prima Base Vita, ci obbligano ad una pausa lunga causa maltempo, nonostante il peggio ce lo fossimo già lasciati alle spalle!

Si riparte il giorno seguente alle ore 6:00, qualcuno è riuscito a partire alle 5:00! Altra falda della gestione gara…

Il percorso ora è ben segnalato, altro scroscio di pioggia nel pomeriggio accompagnato da un vento assai fastidioso ma per fortuna breve. Nella seconda base vita a castagno d’Andrea molti hanno optato per una sosta breve dovendo affrontare una successiva tappa relativamente corta e per sfruttare la gradevole temperatura della notte con il cielo stellato che prometteva bene. E all’inizio del terzo giorno di gara per la maggior parte degli atleti la terza Base Vita a Marradi è stata raggiunta, sosta breve, previsto peggioramento quindi meglio ripartire.

Superate ormai le 48 ore di gara si fa meno la differenza tra giorno e notte e le varie strategie su andatura e soste programmate a tavolino inevitabilmente saltano. Togliere e rimettere le scarpe diventa un’operazione assai ardua, ripartire dopo una sosta ci si mette un po’ a rimettere in moto il sistema, muscoli stressati che per assurdo preferiscono le salite alle discese. E l’incognita principale, lo stato di salute dei piedi… le vesciche. Ed è qui che si accende la partita con sé stessi, quando quella vocina vacilla e tra un avanti e l’altro ti dice “ma chi te l’ha fatto fare”, si devono trovare gli stimoli per continuare. Questo è l’endurance, portare il proprio corpo, testa e anima al limite e sperimentare con scarsa logica e poca razionalità cosa accade dentro e fuori di noi, per me è questa l’essenza, la curiosità di vedere cosa succede dopo… dopo giorni, dopo chilometri, dopo le crisi di sonno, dopo che il fango è diventata la tua seconda pelle, dopo che la pioggia ha lavato tutto compresi i tuoi pensieri, dopo una ripartenza da una Base Vita con il dubbio di aver preso tutto, dopo una risata isterica o un pianto, dopo essermi confessato con un perfetto sconosciuto diventato amico per la pelle solo per aver condiviso una parte del viaggio assieme. Ecco un’altra peculiarità di una gara come questa. Fuori luogo il termine avversario, sono compagni di viaggio, con i quali condividere fatica e dolori ma soprattutto la gioia di fare ciò che ci piace. Alla partenza avevano solo un numero di pettorale, ma poi ti sembra di conoscerli da una vita… Fabio, Marco, Daniele, Maura, Agostina, Oliviero e Valentina.

Epilogo…

Martedì 4 settembre, mattinata soleggiata, io e Oliviero stiamo scendendo dal monte Battaglia, mancano circa 12 km alla successiva Base Vita, la quarta, e da un altro concorrente veniamo a sapere che la gara è stata fermata! Senza parole rimango da solo per elaborare la news, stento a crederci, penso a tutti gli sforzi fatti per arrivare preparato a questo appuntamento, allenamenti, gare, sveglie a orari impossibili, notti insonni passate piacevolmente a perdersi tra il monte Pizzoc, la foresta del Cansiglio e il monte Cavallo… e mi fermano proprio ora che comincio a divertirmi? Dura da digerire, senza motivo comincio pure ad aumentare il passo, sarà per stemperare il nervoso. Arrivo al rifugio La Selva, basta guardare i volti di quelli già arrivati per avere la conferma che la giostra si è fermata… scendere prego!

Classifica: clicca qui

di DAVIDE CONARDI

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