Lanci

INTERVISTA AL TECNICO DEL SETTORE LANCI ENRICO BELLIN

By Novembre 11, 2018 Aprile 8th, 2019 No Comments
Il 2 giugno scorso a Vicenza ENRICO BELLIN si è laureato campione regionale di Pentalanci nella categoria SM45 Il risultano, ottenuto grazie ad una prova di assoluta eccellenza offerta da Enrico, certifica l’impegno che il nostro atleta, fin da quando era poco più che bambino, continua a profondere nel mondo dell’atletica leggera, divenendo un esempio anche per tutti i ragazzi del vivaio dei lanciatori di casa BioTekna. Enrico Bellin è nato il 4 luglio del 1972. Ha mosso i primi passi in atletica leggera nella categoria cadetti tra le fila della “Albore” Martellago per poi passare a difendere i colori della “Libertas” Mira, Libertas Comir Mirano. Nella categoria “promesse” ha vestito la gloriosa maglia della “Coin” di Mestre per poi approdare nel Gruppo Sportivo Esercito Italiano. Nel 1997 ha vestito per la prima volta la maglia dell’allora Carrefour Marcon, continuando a gareggiare ancora per 10 anni. E’ rimasto poi distante dalle pedane per bene 7 anni e nel 2014 è rientrato con rinnovato entusiasmo nelle fila dell’’Atletica BioTekna
nella quale assolve il ruolo di atleta gareggiando nella categoria Master e di preparatore atletico e allenatore del settore lanci per le categorie “allievi” e “Junior” E’ un piacere incontrare oggi Enrico e, con il suo aiuto, raccontare qualcosa di più di lui e del suo modo di affrontare lo sport.

D. Enrico, tu frequenti i campi di atletica leggera da quando eri ragazzino. Ora continui ad esser impegnato a 360° come atleta e come istruttore dei giovani. Dalla tua esperienza, secondo te, cos’è che porta un ragazzo a praticare l’atletica leggera e poi specializzarsi nei lanci?
R. Secondo me un ragazzo si avvicina all’atletica per diverse situazioni, c’è chi segue l’amico o qualcuno che pratica, o per via di delusioni da altri sport magari di squadra dove non è facile trovare spazio per avere delle soddisfazioni personali. L’atletica è uno sport dove si hanno molte specialità da provare; sicuramente chi non trova per caratteristiche fisiche spazio nella corsa o nei salti approda nei lanci, spesso con poca convinzione ma per poi scoprire questo mondo stupendo trovando stimoli e soddisfazioni

D. Tu, come ti sei scoperto lanciatore?
R. Io mi sono scoperto lanciatore perchè come tanti ragazzini di 12 /13 anni non avevo caratteristiche fisiche che mi permettessero di correre veloce o avere resistenza nella corsa lunga quindi ho preso la decisione di frequentare un corso di atletica per migliorare la mia condizione fisica. Dovendo per questioni pratiche fare quelle discipline (i lanci), indispensabili per una squadra di atletica, ed essendo stato indirizzato dai tecnici a provare queste splendide specialità. Dopo aver ottenuto fin dalle prime gare buoni risultati, mi sono entusiasmato e ho continuato su questa strada

D. Il risultato sicuramente più gratificante di quest’ultimo periodo è stato il titolo regionale nel “Pentalanci”, ma ti abbiamo visto ancora in pedana nei campionati regionali di società dedicati alle categorie Master, ma anche con i più prestanti e giovani atleti nelle qualificazioni regionali per il campionato nazionale assoluto di società. Cos’è che nella tua mente di ragazzo prima e di uomo poi continua a darti l’entusiasmo per tentare di scagliare un attrezzo più lontano possibile.
R. Nella mia mente c’è sempre un ragazzo che va continuamente in cerca di superare se stesso e i propri limiti perchè nella vita non bisogna mai accontentarsi ma mettersi sempre in gioco. Quando lancio riesco a provare delle sensazioni inspiegabili dove testa e fisico devono interagire per riuscire a superare i miei personal best.

D. Tu vanti un primato di 57,80 mt. nel martello e 42,68 mt. nel disco. Martello e disco, due tecniche ben diverse. Tu sei riuscito a raccogliere grosse soddisfazioni in entrambe le specialità. La ricetta vincente qual è? La cura dei particolari? La ricercatezza della tecnica? La meticolosità nella preparazione atletica?
R. Indubbiamente sono due specialità diverse nel loro genere ma che si sono adattate alla mia fisicità e al tipo di preparazione che ho sempre seguito. Certo che seguire due specialità così diverse mi ha portato ad un lavoro molto più intenso a livello tecnico, ma con una preparazione fisica simile. Credo che la ricetta vincente sia passione e crederci sempre fino in fondo a quello che si fa e farsi guidare e aiutare da persone competenti.

D. A tuo parere e per tua esperienza, l’approccio mentale quanto può influire sul risultato?
R. La mente è lo strumento che ti fa vincere o perdere, si può essere fisicamente e tecnicamente preparati ma se non si ha il controllo psicologico non si riesce a finalizzare il gesto atletico.

D. lo scorso anno, poco dopo il campionato regionale di “pentalanci”, abbiamo avuto modo di scambiare due parole al campo e tu, a fronte dei 2698 punti raccolti ti dichiarasti un po’ insoddisfatto, ponendoti fin da subito l’obiettivo di tentare l’assalto al titolo 2017. Detto, fatto! Il 2 giugno, a Vicenza hai centrato l’obiettivo totalizzando ben 3002 punti che costituisce tra l’altro il tuo nuovo primato personale. Il risultato chiaramente è frutto della determinazione e di una accurata e attenta preparazione. Ci racconti in breve come hai fatto a curare la preparazione di 5 specialità diverse, riuscendo a dividerti anche nei ruoli di papà, lavoratore e coach?
R. Indubbiamente non è facile preparare 5 specialità così uguali e così diverse, diciamo che la mia fortuna è stata quella di aver avuto un allenatore che mi ha dato delle ottime basi tecniche. La difficoltà più grande è trovare il giusto mix di preparazione atletica per riuscire in tutti i lanci nel miglior modo possibile. Certo che lavorare ed essere genitore non è per niente facile ma la vera forza è arrivare al campo sportivo e seguire i ragazzi.

D. Analizzando le misure realizzate qual è il lancio che ti ha data maggior soddisfazione e quale quello da cui di saresti aspettato qualcosa di più ( peso mt. 9,16-disco mt. 31,76-martello mt. 44,22-martello maniglia corta mt. 13,29-giavellotto mt. 25,99).
R. In realtà mi aspettavo di migliorare tutte le mie prestazioni, comunque penso siano tutte misure discrete. Sono rimasto molto soddisfatto dal lancio del martello con maniglia corta, avendo migliorato la mia mia misura personale.

D. Tu sei stato un atleta di livello assoluto, ora gareggi nella categoria master. Spesso un atleta giunto al culmine della carriera agonistica e iniziata la fase discendente delle prestazioni, decide che è venuto il momento di smettere di gareggiare e fare altro. Tu racconti di esserti preso una pausa di 7 anni; ed ora eccoti di nuovo in pedana tra i master. E’ per il piacere di giocare con l’atletica leggera? Il mondo master potrebbe esser visto come un’opportunità per continuare a divertirsi e tenersi in forma?
R. L’atletica è sempre stata la mia passione e l’ho sempre trovata come una valvola di sfogo ed un bellissimo gioco. Credo che decidere di rimettersi in pedana sia una nuova sfida, il mondo master dà la possibilità di divertirsi e trovare nuovi amici e perchè no, allenarsi per stare bene con se stessi.

D. Spesso ci piace dire che nel mondo del running si vedono correre assieme nonni e nipoti e dei due non è sempre il nipote a giungere per primo al traguardo. Tu spesso sei in pedana con i ragazzi che segui da vicino. Quando ti gratifica mettere la tua esperienza e la tua saggezza di padre e atleta esperto al servizio dei ragazzi?
R. L’allenamento con i ragazzi mi da un’energia incredibile, potermi allenare con loro mi dà la possibilità di dimostrare quello che ho imparato in tutti gli anni di attività cercando di trasferire le mie conoscenze, le difficoltà, le amarezze e le gioie che si provano facendo questo meraviglioso sport.

D. Ti rivedi in loro e riconosci il giovane Enrico Bellin, quando peccano di esuberanza e vogliono raggiungere il risultato solo attraverso la forza. Sono peccati di gioventù?
R. Sicuramente quando si è giovani ci si affida molto alle sensazioni fisiche e chi non lo ha mai fatto, io per primo, ma negli anni ho imparato l’importanza di saper usare anche la testa grazie anche alle persone che mi sono state vicine. Negli allenamenti cerco di puntare molto sulle abilità tecniche per far si che la forza venga sfruttata correttamente.

D. nella società moderna troppo spesso si vogliono bruciare le tappe, diventare campioni e cercare il clamore. Alla prima delusione altrettanto sovente si abbandona. Tu sei un chiaro esempio che non bisogna mai mollare e che nella vita di uomo e di atleta c’è sempre un obiettivo da raggiungere. Cosa ti senti di consigliare ad un ragazzo affinchè continui ad allenarsi alla ricerca delle migliori gratificazioni alla sua portata?
R. Il mondo di oggi ci vuole protagonisti in tutto. Quello che cerco di insegnare ai miei ragazzi e non solo a loro, è che nella vita di tutti i giorni come in quella sportiva bisogna sempre guardare il bicchiere mezzo pieno, porsi degli obbiettivi e provare sempre a superare se stessi. La cosa fondamentale è quella di usare le delusioni per capire dove ci sono i problemi fisici o mentali e lavorare per eliminarli.

Caro Enrico è bello vederti al campo allenarti e gareggiare anche con i tuoi allievi. E’ bello vedere come ti ascoltano e come ancor oggi tu ascolti e ti confronti con i tuoi “amici/avversari” e con i colleghi tecnici. A noi piace immaginarti come il mitologico eroe dei fumetti Thor che notoriamente con il suo martello si rivela sempre vincente.

Ti ringraziamo per la tua disponibilità e ci diamo appuntamento alla…. Prossima avventura!

profilo Instagram
https://www.instagram.com/enrico_bellin/

di Massimiliano Bedendi

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